Storia

La storia del Prato

Il Prato della Fiera è da più di un millennio un grande spazio aperto riservato all’uso collettivo, un bene pubblico come i tanti prati urbani presenti in Italia e in Europa fino al secolo scorso, destinati a molteplici usi. È riconosciuto come centro storico destinato a verde pubblico, e fino alla metà degli anni '80 era un vero e proprio prato di erba e camomilla.

Un luogo di accesso, scambio e vita pubblica
Un luogo di accesso, scambio e vita pubblica Un luogo di accesso, scambio e vita pubblica

Prima delle automobili

Un luogo di accesso, scambio e vita pubblica

I ventiduemila metri quadrati del Prato della Fiera costituiscono uno degli spazi pubblici più significativi della città di Treviso. Situato a meno di due chilometri dalle mura cittadine tra la Callalta, antica strada romana, e il Sile, via privilegiata di collegamento con la laguna di Venezia, il Prato per secoli ha rappresentato un punto di incontro tra la città, il territorio e le vie d’acqua.

Per la sua posizione quasi di penisola nell’ansa del Sile, il Prato della Fiera è stato a lungo un luogo di passaggio e di scambio: da qui transitavano merci, animali e persone provenienti da Venezia e da altre zone d’Italia attraverso il porto fluviale sul Sile. L’intrinseco legame con il fiume è testimoniato dal tessuto urbano delle piccole case a schiera di barcaioli e artigiani disposte lungo strette stradine radiali tra il Prato e il Sile.

Nel tempo il Prato ha ospitato fiere, feste, rappresentazioni pubbliche, giochi, concerti, proiezioni cinematografiche e molte altre attività collettive. È stato anche utilizzato per funzioni pratiche legate alla vita della città e del territorio: deposito di merci, fienagione, sosta delle greggi durante la transumanza, accampamenti militari e ospedali di guerra.

Per oltre mille anni, il Prato è rimasto uno spazio pubblico vivo, riconoscibile e condiviso, preservato dall’urbanizzazione e caratterizzato dalla presenza di un ampio fondo erboso.

Ciò che ha permesso la sopravvivenza dell’ultimo prato urbano d’Europa è il suo stretto legame con le Fiere di San Luca, che risalgono al 1226 e costituiscono la più antica tradizione trevigiana e le più antiche fiere europee tutt’ora esistenti. La presenza, negli ultimi ottocento anni, di questa importante fiera autunnale ha impedito che il Prato venisse edificato completamente o trasformato per altri usi, come è accaduto per tutti gli altri prati urbani europei.

Il degrado degli anni ‘80

La perdita del fondo erboso

A partire dalla metà degli anni ’80 del Novecento, il Prato ha iniziato a perdere progressivamente la propria identità originaria.

La parte superficiale del terreno è stata asportata e sostituita con ghiaino e materiale stabilizzato, trasformando un luogo storicamente verde e popolare in una distesa arida e polverosa. Con il tempo, l’area è stata sempre più utilizzata come parcheggio, in contrasto con la sua storia e con la sua naturale vocazione di spazio pubblico aperto.

Questa trasformazione ha snaturato un luogo profondamente legato alla memoria collettiva della città, riducendolo a uno spazio di passaggio e sosta selvaggia, dimenticato e trascurato

La resistenza e la rinascita
La resistenza e la rinascita La resistenza e la rinascita

Gli ultimi dieci anni

La resistenza e la rinascita

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni Duemila molte persone e gruppi si sono interessati alla sorte del Prato della Fiera, con varie iniziative culminate nel primo posto al concorso 2011 “Luoghi di valore” promosso dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche.

Dal 2016 l’Associazione Prato in Fiera, insieme ad altre realtà e associazioni, ha iniziato a riportare attenzione e presenza nel cuore del Prato attraverso numerose iniziative, oggi consolidate nella ricca stagione estiva Free Prato e che hanno il loro punto focale nel Piccolo Circo, una struttura leggera dedicata a spettacoli, incontri e iniziative culturali.

L’installazione, tra maggio a settembre, viene messa a disposizione gratuitamente di cittadini, realtà associative e operatori culturali. La sua presenza permette di difendere dalle automobili una parte del Prato, circa 1.300 metri quadrati, restituendola temporaneamente all’uso pubblico.

Dove tutto l’anno ci sono polvere e auto, durante la stagione del Piccolo Circo l’erba torna acrescere, le persone si incontrano per tante attività diverse. ‘Prove di spazio pubblico’ semplici e concrete, che permettono di sperimentare e immaginare nuovamente il Prato come uno spazio verde, aperto e condiviso.

Un percorso di recupero e valorizzazione

Oggi

Un percorso di recupero e valorizzazione

Oggi il Prato della Fiera è al centro di un percorso di recupero, cura e valorizzazione che coinvolge cittadini, associazioni e istituzioni. Nel marzo 2026 il Comune di Treviso e l’associazione Prato in Fiera hanno stipulato una convenzione per la riqualificazione dell’area, a partire da quella del Piccolo Circo, con l’intento di riportarvi l’erba.

L’obiettivo non è inventare una nuova identità per questo luogo, ma far riemergere quella che il Prato ha sempre avuto: uno spazio pubblico, popolare, accessibile, capace di accogliere persone, attività, relazioni e vita all’aperto.

Recuperare il Prato significa restituire alla città un luogo storico e insieme attuale: non un semplice vuoto urbano, ma una parte viva della memoria e del futuro di Treviso.