Prima delle automobili
Un luogo di accesso, scambio e vita pubblica
I ventiduemila metri quadrati del Prato della Fiera costituiscono uno degli spazi pubblici più significativi della città di Treviso. Situato a meno di due chilometri dalle mura cittadine tra la Callalta, antica strada romana, e il Sile, via privilegiata di collegamento con la laguna di Venezia, il Prato per secoli ha rappresentato un punto di incontro tra la città, il territorio e le vie d’acqua.
Per la sua posizione quasi di penisola nell’ansa del Sile, il Prato della Fiera è stato a lungo un luogo di passaggio e di scambio: da qui transitavano merci, animali e persone provenienti da Venezia e da altre zone d’Italia attraverso il porto fluviale sul Sile. L’intrinseco legame con il fiume è testimoniato dal tessuto urbano delle piccole case a schiera di barcaioli e artigiani disposte lungo strette stradine radiali tra il Prato e il Sile.
Nel tempo il Prato ha ospitato fiere, feste, rappresentazioni pubbliche, giochi, concerti, proiezioni cinematografiche e molte altre attività collettive. È stato anche utilizzato per funzioni pratiche legate alla vita della città e del territorio: deposito di merci, fienagione, sosta delle greggi durante la transumanza, accampamenti militari e ospedali di guerra.
Per oltre mille anni, il Prato è rimasto uno spazio pubblico vivo, riconoscibile e condiviso, preservato dall’urbanizzazione e caratterizzato dalla presenza di un ampio fondo erboso.
Ciò che ha permesso la sopravvivenza dell’ultimo prato urbano d’Europa è il suo stretto legame con le Fiere di San Luca, che risalgono al 1226 e costituiscono la più antica tradizione trevigiana e le più antiche fiere europee tutt’ora esistenti. La presenza, negli ultimi ottocento anni, di questa importante fiera autunnale ha impedito che il Prato venisse edificato completamente o trasformato per altri usi, come è accaduto per tutti gli altri prati urbani europei.